06 dicembre 2017

# articoli # cultura nordica

10 cose che forse non sapete riguardo ai Vichinghi (parte 2)

Ieri sera ho provato a fare una diretta sulla pagina facebook del blog (QUI) ma la connessione internet non andava bene e quindi non sono riuscita a fare un video decente e alla fine ho dovuto interrompere. Mi dispiace, spero di rimediare presto. Intanto vi ringrazio per l'interesse verso questo articolo e vi lascio alla seconda parte!
La prima parte dell'articolo potete leggerla QUI

6. I vichinghi non sono celti.

Culture La Tene Hallstatt
L'epoca di massimo splendore dei Celti avviene tra il IV-III secolo a.n.e., mentre l'epoca vichinga come abbiamo detto nella prima parte di questo articolo va dal 793 al 1066. Dunque non solo non sono lo stesso popolo ma non hanno nemmeno avuto reali contatti. È vero che molte tribù celtiche sono sopravvissute a lungo, tuttavia non erano più il popolo di un tempo dato che l'egemonia celtica in Europa ha cominciato il suo declino intorno al I a.n.e.
Oppida celtici

Tuttavia Celti e Germani in passato non avevano una distinzione così netta, oggi vengono considerate due facce di un'unica civiltà. Ovviamente non esiste un popolo unico celtico, ma si tende a unire culture affini sotto uno stesso nome in maniera convenzionale. I Greci chiamavano Celti coloro che vivevano nella metà occidentale dell'ecumene antagonista agli "Sciti". Dunque erano un insieme di tribù, etnie e leghe. La "I cotatti più significativi tra Celti e Germani si ha tra la tarda epoca di Hallstatt (VI-IV a.n.e.) e la metà dell'epoca di La Tène (III-I a.n.e.)" (Marco Battaglia "I Germani")
La divisione tra Celti e Germani è dovuta a Giulio Cesare che nel suo "Commentarii de bello gallico" (58 a.n.e.) usava il Reno come divisore tra le due culture e sancì l'uso del termine "Germani".
Essi condividono delle isoglosse che dimostrano uno sviluppo simile a livello sociale e culturale. Rimane però un primato della cultura materiale celtica rispetto a quella germanica.

Se gli uomini desiderano ascoltare i grandi eventi che ebbero luogo in tempi antichi, devono scoprire ciò che non conoscono e poi mandarlo a memoria. Se poi si desiderano imparare storia più lunghe e inconsuete, è consigliabile trascriverle, prima che la loro memoria si perda. - Saga di Teoderico da Verona

7. Le rune non sono oracoli magici celtici.

Dopo quanto detto sopra, potete capire perché sentir parlare di rune celtiche mi causa sempre qualche scompenso. Siccome ho intenzione di parlavi più dettagliatamente di rune nei prossimi articoli, qui mi limiterò a brevi accenni perché da dire c'è davvero molto e non mi è possibile trattarlo qui.
È vero che dal V secolo fino al IX secolo si protrasse l'uso delle rune nell'Inghilterra anglosassone, ma rappresenta una consapevole alterità rispetto al resto della tradizione runica, anche per un forte influsso della cultura letterata cristiana. In ogni caso si trovano testimonianze runiche anche in Italia ad esempio, ma le rune rimangono un sistema di scrittura epigrafica, una delle prime testimonianze linguistiche germaniche antiche.
I primi ritrovamenti partono dalla metà del I secolo, e il termine runa è un prestito islandese del XVII secolo. La questione sull'uso magico-rituale delle rune è controversa e ancora oggetti di accesi dibattiti tra i filologi. È vero che c'è stata scarsissima conservazione di iscrizioni su materiali deperibili, ma delle attestazioni su pietra (più recenti di almeno due secoli) solo una stretta minoranza invoca direttamente una divinità pre-cristiana. Le rune dunque sono usate moltissimo anche in ambiti profani e questo porta ad affermare che non furono create espressamente come simboli magici o sacrali o come scrittura segreta. Questo non permette di affermare scientificamente che abbiano un qualsivoglia valore magico o sacrale, tuttavia è plausibile supporlo data la mancanza di diverse testimonianze. La mancata avversione cristiana per tale scrittura aumenta i dubbi e fa supporre che l'accostamento delle rune alla sfera soprannaturale sia avvenuta nella fase del suo declino funzionale, ovvero quando è stata soppiantata dall'uso della scrittura latina perdendo quindi il suo uso per comunicare. Prendendo invece per buona l'idea magica, è anche vero che un uso simile può comportare la distruzione del testimone. Quindi la questione rimane aperta, ma ribadisco che l'ipotesi magico-sacrale non può essere affermata scientificamente per mancanza di reperti sufficienti.

So che pendetti dall'albero ventoso, nove notti intere, di lancia ferito e dato a Odinn, io stesso a me stesso, su quell'albero che nessuno sa da quali radici provenga. Con pane non mi ristorarono, né con corno, scrutai giù; raccolsi le rune, gridando le presi, caddi nuovamente di là. (...) Rune troverai e chiari segni, grandissimi segni, fermissimi segni che dipinse il Terribile Vate e fecero i Numi possenti e incise Hroptr tra gli Dei. - Havamal (trad. Antonio Costanzo)

8. Il vegvisir non è un simbolo di epoca vichinga.

Anche su questo simbolo e in generale sui Galdrastafir ci sarebbe molto da dire e forse approfondirò il tema in un articolo a riguardo.
Il Vegvísir negli ultimi anni è diventato molto di moda, il cosiddetto "compasso runico", un talismano trovato esclusivamente in Islanda. La parola deriva dall'islandese e significa "segnavia": Veg da "Vegur" ovvero "strada","sentiero" e "Vísir" sta per "Guida". Esso si trova nel "Manoscritto di Huld" (che potete leggere in originale QUI), uno oscuro grimorio islandese scritto da Geir Vigfússon nel 1860 in cui si legge:
'Beri maður stafi þessa á sér villist maður ekki í hríðum né vondu veðri þó ókunnugur sá.' - Se qualcuno porta con sé questo simbolo, non perderà mai la propria strada nella tempesta o nel cattivo tempo, anche se percorre una strada a lui sconosciuta - Huld Manuscript
In molti trasmettono l'idea che il vegvisir fosse tracciato dai vichinghi islandesi sulle navi, eppure non è mai stato trovato alcun reperto con questo simbolo inciso sopra. Dunque non si può affermare che sia di origine vichinga perché non ci sono attestazioni di alcun tipo precedenti al 1600.
L'idea che rappresenti una bussola è una concezione moderna dato che molti galdrastafir sono in forma di ruota a otto punte.
Il primo tentativo di studio del vegvisir è stato fatto da Ólafur Davíðsson nel 1903 nel suo saggio dal titolo "Isländische Zauberzeichen und Zauberbücher", tuttavia questo come gli altri tentativi di traduzione mancano di precisione e hanno trasmesso errori modificando sostanzialmente il simbolo originale.
Anche Stephen Flowers riporta questo simbolo preso dall'Huld Manuscript in una versione modificata in appendice al suo libro "The Galdrabók - An Icelandic Grimoire" nel 1989 che traduce un antico grimorio del 1600 chiamato appunto Galdrabók in cui però il Vegvisir non è presente. Questa pubblicazione ha ispirato molte persone e artisti trasmettendo così gli errori di Flowers ovunque. Persino la nuova edizione del testo del 2005 che ha corretto alcuni errori del Galdrabók, non ha comunque risolto le inesattezze sul Vegvisir del manoscritto di Huld in appendice.
Persino l'Huld Manuscript è la copia di varie fonti precedenti, i simboli di questo manoscritto compaiono anche in altre raccolte che alcuni ritengono più vicine agli originali grimori da cui hanno attinto. I due più importanti sono il Galdrakver - Lbs 4627 8vo (disponibile online dalla National and University Library of Iceland) e il Galdraskraeda di Jochum "Skuggi" Eggertsson (pubblicato poi nel 1940) in cui il Vegvisir è incluso in un cerchio a differenza dell'Huld Manuscript che lo inscrive in un quadrato.
La versione che si trova su Wikipedia è una grafia semplificata e quindi errata.


9. La serie tv Vikings non è storica e Ragnarr è un personaggio leggendario.

Ero molto in dubbio sul trattare la questione per il semplice fatto che potrei analizzare la serie su vari livelli, dalla storia, il mito, la leggenda, usi e costumi, aspetto fisico, letteratura... insomma troppo per questo articolo. La serie Vikings ha avuto un enorme successo tanto da portare all'attenzione della massa il mondo nordico e avviare quel fenomeno di revival vichingo che possiamo vedere ovunque.
La questione su cui mi soffermo è la storia di Ragnarr Loðbrók, su cui si concentra la serie.
Ci sono diverse fonti scandinave dell'epoca medievale che parlano di questo personaggio tra lo storico e il leggendario. Io personalmente ho letto la Saga di Ragnarr dell'edizione Iperborea (tra l'altro da poco ripubblicata per la gioia di tutti noi!) che contiene la Saga di Ragnarr (Ragnars saga Loðbrókar) e l’Episodio dei figli di Ragnarr (Ragnarssona þáttr), testi islandesi del XIII-XIV secolo tradotti da Marcello Meli. Ovviamente ve la consiglio perché oltre ad essere una bellissima ed appassionante lettura, è molto ben fatta come tutte le edizioni Iperborea che per me sono sinonimo di qualità.
Il personaggio di Ragnarr probabilmente nasce dall'unione di vari capi vichinghi, tra cui Raginarius che attaccò Parigi nell'845 a cui si sono aggiunti nel tempo gesta fantasiose. Non abbiamo certezza della sua esistenza, ma certo è che è esistito Ívarr Senz’ossa arrivato in Inghilterra con la sua armata vichinga nel IX secolo e conosciuto come uno dei figli di Ragnarr.
In queste saghe non si fa menzione della tanto amata guerriera Lathgertha, che invece viene presentata da Saxo Grammaticus nei Gesta Danorum del 1200 come prima sposa di Ragnarr.
La serie mette in scena anche lo storico Rollo (che nella Göngu-Hrólfs saga viene chiamato Hrólfr), fratello di Ragnarr nella serie tv. Egli ricevette da Carlo il Semplice la Normandia convertendosi al cristianesimo.
Molti sono i nomi che compaiono in saghe, miti, leggende o storia, come Aslaug figlia dei leggendari Sigurd e Brunilde, Ella e Alfredo d'Inghilterra, Harald Bellachioma, primo re di Norvegia, Flóki Vilgerðarson, colnizzatore dell'Islanda e Harbarðr (uno dei nomi di Odino).
Ovviamente questa serie tv non è una riproduzione storica del mondo nordico medievale, tuttavia è una serie piacevole se si va al di là del discorso filologico e che ha di positivo incuriosire le persone sul mondo nordico e sui vichinghi. Io personalmente non ho ancora finito di vedere la serie, rimando continuamente, ma prima o poi tenterò di riprenderla.

La vita ho arrischiato per la gloria, donna avvenente: combattei il ‘pesce del suolo’ all’età di quindici anni; avrò, a meno che la malasorte mi tocchi, una morte rapida, il ‘salmone della brughiera’ al cuore avvolto in anelli, non sa avvilupparsi. - Saga di Ragnarr (ed. Iperborea)
 

10. Le due edda non sono state scritte in epoca vichinga.

Quando si parla di mitologia nordica vengono sempre citati i due testi principali sul corpus mitologico degli antichi scandinavi, ovvero la cosiddetta Edda poetica e l'Edda di Snorri Sturluson.
L'Edda o Edda in prosa, è un manuale prosastico di arte poetica per apprendisti scaldi realizzato da Snorri Sturluson tra il 1222 e il 1225. In esso vi troviamo poemi mitologici che sono la base per la composizione scaldica, infatti molte strofe sono incomplete e inserite solo a scopo illustrativo per spiegare i miti a cui le kenningar fanno riferimento. È proprio grazie a questo lavoro se siamo in grado di capire buona parte del materiale mitologico e scaldico che altrimenti risulterebbe incomprensibile. I poemi contenuti risultano più antichi dell'edda poetica, in un periodo di difficile datazione tra l'800 e il 1200, con un culmine nel X secolo. Molto del materiale a cui fa accenno Snorri non è mai pervenuto fino a noi. L'edda poetica invece è una raccolta anonima di 29 carmi eroici e mitologici allitteranti di tradizione orale di origine ed epoca diverse di cui i più antichi potrebbero risalire al X secolo, tuttavia è stata scritta da un unico compilatore che ha raccolto il materiale in maniera organizzata. Probabilmente furono copiati da fonti islandesi e ordinati in un manoscritto risalente al XIII secolo e ricopiati intorno al 1280. Questo manoscritto fu scoperto dal vescovo Brynjólfur Sveinsson, un collezionista, nel 1643. Vedendo che quel nuovo manoscritto conteneva in forma più completa alcuni poemi citati da Snorri, ritenne che fosse il manoscritto più antico consultato proprio da Snorri stesso, motivo per cui gli è stato dato lo stesso nome della sua opera benché trasmettano opere diverse. In realtà l'opera di Snorri risulta più antica e l'edda poetica ha subito influssi successivi all'opera di Snorri. Dunque non è un'opera pre-cristiana ma inevitabilmente anche la composizione dei miti per quanto tramandati di generazione in generazione ha inevitabilmente subito degli influssi cattolici e non ci è giunta pura.


E ancora parlò Ægir: «Da dove ha avuto origine quell'arte che voi chiamate poesia?»
Bragi rispose: «L'inizio di ciò che fu che gli dei ebbero un conflitto con il popolo che si chiama dei Vani. E quanto dissero in un convegno di pace stabilirono la tregua in questo modo: entrambe le parti si recarono a un recipiente e vi sputarono la propria saliva. - Edda di Snorri Sturluson (trad. Gianna Chiesa Isnardi)



Spero che questa seconda parte vi sia piaciuta! 
E voi sapevate queste cose? Avete dubbi o domande sui vichinghi? 
C'è altro che vi piacerebbe sapere?

5 commenti:

  1. Post davvero interessantissimo!! Ho iniziato da poco la serie e la curiosità vige sovrana, anche perché non ho mai studiato questa popolazione in modo approfondito ^^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio! Spero di chiarire alcuni dubbi comuni sui vichinghi e il mondo nordico :) Leggi anche la prima parte e fammi sapere che ne pensi :)

      Elimina
  2. Articoli interessantissimi anche per il fatto della quasi totale ignoranza sull argomento... Quando cerco di spiegare quello che hai scritto sul vegvisir ,per esempio, gli "appassionati del genere" che se lo tatuano mi ridono in faccia... ��

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Martina, grazie per il commento! Purtroppo ho scoperto che non a tutti interessa la verità... :(

      Elimina
  3. Molto, molto interessante! ci parlerai ancora dei "vichinghi", daiiii!

    RispondiElimina

Grazie per aver letto questo articolo. Sapere la tua opinione mi aiuta a migliorare.